mercoledì 21 novembre 2012

E tu di che somatotipo sei? Un semplice test per sapere qual è il tipo di sport più adatto a te

MESOMORFO: è il soggetto atletico, muscoloso, in cui prevale la massa magra (tessuto muscolare, connettivo e osseo). Il mesomorfo scoppia di salute, è pieno di energia e riesce a svolgere una grande quantità di lavoro fisico grazie all'elevata percentuale di massa magra. Può incorrere in un aumento di peso se interrompe l'attività fisica e non si nutre bene in rapporto alla diminuzione dell'esercizio fisico.

I soggetti mesomorfi sono perfettamente in grado di praticare tutti i tipi di sport e raggiungono ottime prestazioni in particolar modo in tutti gli sport di forza, potenza, velocità e agilità.

ENDOMORFO: si dice "endomorfo" l'individuo in sovrappeso o obeso la cui caratteristica predominante è l'eccesso di grasso corporeo. L'endomorfo non si adatta bene al lavoro fisico prolungato, si affatica presto e cerca di evitare il più possibile di fare attività motoria. Se recupera il peso ideale con un'alimentazione appropriata e un esercizio fisico regolare, migliora notevolmente lo stato di salute e riduce il rischio di sviluppare malattie. Se al contrario mantiene la condizione di eccesso di peso, va incontro a malattie metaboliche e cardiovascolari e tumori.
Il soggetto endomorfo è predisposto ad attività aerobica leggera, sport acquatici come il nuoto, il sollevamento pesi e alcuni sport di combattimento.

ECTOMORFO: il soggetto magro e alto con poca massa grassa ma anche pochi muscoli, la superficie corporea è maggiore della sua massa. In poche parole ha una corporatura esile e a volte è una magrezza - beato lui! - "costituzionale". Si tratta solitamente di un individuo mediamente attivo, tuttavia un programma nutrizionale e un allenamento adeguati possono produrre l'aumento della massa magra, quindi dei muscoli.

L'ectomorfo è più predisposto ad infortuni negli sport di contatto e di combattimento ma riesce molto bene negli sport di lunga durata e in quelli in cui è richiesta una notevole agilità.

E tu di che somatotipo sei?

A cura della Dott.ssa Vanessa Marrone - Dietista

venerdì 9 novembre 2012

Nutriti bene, vivi meglio: l'importanza dell'olio d'oliva nell'alimentazione dello sportivo

Sentiamo sempre parlar bene dell'olio extravergine d'oliva. Ma conosciamo davvero le sue proprietà nutrizionali? E quali sono gli effetti benefici che porta all'organismo? Perchè è indicato per l'alimentazione di chi pratica attività fisica? 
Di questo e molto altro ancora parlerò venerdì 23 novembre presso la Palestra Move On di Colledara (TE). Tutte le informazioni e gli argomenti trattati sono riportati nella locandina.

Ricordate che conoscere bene gli alimenti è la chiave per nutrirsi bene, vivere meglio e stare in forma! 
Non mancate!


lunedì 5 novembre 2012

Sappiamo veramente cos’è la stipsi? Quali sono i rimedi per risolvere il problema in modo da prevenire le complicanze?


Cos’è la stitichezza - Tutti quanti saprete, bene o male, cosa vuol dire il termine stitichezza ma cerchiamo di definirla meglio da un punto di vista scientifico. In caso di stitichezza, o stipsi che dir si voglia, si evacua meno di 3 volte a settimana, le feci sono dure o caprine, si ha la sensazione di non aver svuotato bene l’intestino, si utilizzano metodi manuali come la compressione dell’addome, si ricorre a clisteri e lassativi. Se siete positivi a 3 o più delle seguenti condizioni, siete affetti da stitichezza.
Diffusione nella popolazione - La stitichezza è una vera e propria piaga nel mondo occidentale, basti pensare che solo in Italia colpisce fino al 28 % della popolazione ed è riscontrata più frequentemente nelle donne, soprattutto se in menopausa.
Complicanze - Chi ha questo disturbo, oltre ad avvertire un fastidioso senso di gonfiore, è intossicato dalle tossine che dall’intestino vengono riassorbite nel sangue ed è esposto a un rischio maggiore di sviluppare diverticoli e cancro del colon e del retto.

Cause - La stipsi può essere causata da malattie neurologiche o da farmaci ma nella maggior parte dei casi ne sono responsabili l’alimentazione ipercalorica, ricca di grassi e di zuccheri semplici e povera di fibre. La sedentarietà è una concausa importante e lo dimostra il fatto che quando i nostri nonni lavoravano nei campi, la stitichezza era un disturbo pressochè sconosciuto. Anche l'abuso di alcolici rallenta lo svuotamento dello stomaco: quanto maggiore è l'assunzione di alcol, tanto più lentamente il cibo abbandonerà lo stomaco.
Che fare? – Come normalizzare la frequenza delle evacuazioni ed evitare le complicanze? La soluzione è fare un’alimentazione ricca di fibre vegetali che sono apportate da cereali integrali, frutta, verdura, legumi e, cosa molto importante, bere almeno 2 litri di acqua al giorno ed evitare le bevande alcoliche. L’attività fisica ha un ruolo fondamentale poiché costringe l’intestino a contrarsi in modo che le feci siano spinte verso l’ano. Nella maggior parte dei casi queste semplici ed economiche misure permettono di evacuare con regolarità evitando così di acquistare lassativi che non risolvono, anzi mantengono, il problema e prevenire spiacevoli complicazioni.

A cura della dott.ssa Vanessa Marrone – Dietista

giovedì 1 novembre 2012

Arteriosclerosi: nel linguaggio comune è sinonimo di demenza e invece ...

Cos’è l’arteriosclerosi - Nel linguaggio di tutti i giorni, spesso diciamo o sentiamo dire: “Ho dimenticato le chiavi, sarà l’arteriosclerosi!”. In realtà il significato di questo termine è ben diverso dall’accezione che gli diamo di “demenza”, disturbo della memoria. L’arteriosclerosi, detta anche aterosclerosi, è un fenomeno degenerativo delle arterie

Come si sviluppa - Nel corso degli anni, quando i valori di colesterolo nel sangue sono superiori alla norma, il colesterolo si deposita sulla parete delle arterie e viene “mangiato” dai macrofagi. I macrofagi innescano una reazione infiammatoria che portano all’indurimento della parete dell’arteria e al restringimento del lume del vaso sanguigno. 
Quali sono le conseguenze dell’aterosclerosi? - Se si occludono le arterie coronarie, ovvero quelle che portano sangue al cuore, si è più suscettibili a sviluppare infarto cardiaco; se sono interessate le arterie carotidi o le arterie cerebrali, sarà maggiore il rischio  di avere un ictus cerebrale.

Colesterolo buono e colesterolo cattivo - Visto che uno dei fattori di rischio per infarto e ictus è l’aumento del colesterolo nel sangue (ipercolesterolemia), per fare prevenzione è indispensabile mantenere un livello di colesterolo normale. In particolare il colesterolo LDL, quello “cattivo”, deve essere inferiore a 130 mg/dl e quello HDL superiore a 35 mg/dl. Strano che del colesterolo HDL si parli di valore superiore a, vero? Il colesterolo HDL più è alto, meglio è: lavorando come uno spazzino, pulisce le arterie dal colesterolo cattivo esercitando così un’azione protettiva nei confronti delle malattie cardiovascolari che gli è valsa il titolo di colesterolo “buono”.

Come normalizzare il colesterolo - L’aumento del colesterolo nel sangue ha quasi sempre un’origine alimentare. Se si ha qualche chilo di troppo e si abusa di grassi di origine animale, raggiungere il peso ideale e apprendere abitudini alimentari corrette favorirà la normalizzazione della colesterolemia. Da molti studi scientifici è emerso che la dieta mediterranea è il modello alimentare che più delle altre diete è in grado di ridurre il colesterolo nel sangue e di conseguenza il rischio cardiovascolare. Quindi per riportare il colesterolo nella norma, ridurre latte, uova, formaggi, pesce e carne a 1 – 2 porzioni al giorno, consumare carne rossa una sola volta a settimana, mangiare pesce (soprattutto pesce azzurro) almeno 2 volte a settimana perché è ricco di omega 3, utilizzare esclusivamente olio extravergine d’oliva per condire i piatti evitando invece burro, strutto, panna da cucina e maionese. Non solo! Quello che non tutti sanno è che un apporto medio di 30 g di fibre al giorno permette di ridurre l’assorbimento del colesterolo nell’intestino. E’ importante seguire un programma nutrizionale che assicuri il rispetto non solo di queste indicazioni ma anche delle quantità adeguate per l’individuo. L’attività fisica svolta con costanza è efficacissima per ridurre il colesterolo “cattivo” ed aumentare quello “buono”.

A cura della dott.ssa Vanessa Marrone - Dietista